Vocididonne la musica in parole. Innovativo inserto di Vignettopoli dedicato alle penne in Rosa by Edizioni Damiano diretto da Nicoletta Damiano
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Elisa Iacobellis

"UNA FINESTRA SUL FUTURO:
ERA SCRITTO NEL DESTINO"

       
     

scritto il 4 settembre 2007   

Penso che ogni persona, almeno una volta, si sia trovata in circostanze così particolari e sorprendenti da credere che la sua esistenza sia stata scritta, in modo insolito e curioso, ancor prima della nascita. Immagino il destino come un pennarello indelebile nelle mani di Dio, che traccia, sulle pagine bianche dei nostri giorni, un percorso non sempre facile da affrontare, denso di avvenimenti disposti l'uno accanto all'altro come piccoli cartoncini colorati, che
seguendo una precisa tecnica, formano una vera e propria opera d'arte, composta di svariate forme, colori, e di un mix spettacolare di luci ed ombre: l'inimitabile collage della nostra vita. Solo un grande artista, a mio avviso, può realizzare un progetto di così immenso valore, con sorprendente maestria: non esiste nulla di più importante e prezioso della vita, dono che spesso sottovalutiamo, disprezziamo, rinneghiamo e nei casi più preoccupanti, gettiamo al vento. La storia che mi accingo a raccontare e' nata lentamente come un fiore, che dopo la semina, sboccia, a poco, a poco, nel verdeggiante prato della vita, schiudendo i suoi petali ed emanando il suo intenso profumo. In essa, il destino ha giocato un ruolo cruciale, sorprendendomi , di giorno in giorno, con una serie di eventi incontrollati , del tutto imprevedibili, subentrati, non a caso, nella mia vita. Ancora oggi, mi meraviglio di come tutto sia potuto succedere. Ringrazio il cielo di avermi relargito questo dono , proprio nel momento in cui ne avevo veramente bisogno, nonostante all'inizio non riuscissi ancora ad apprezzarlo. Nel dicembre 1999, ero reduce da una storia piuttosto complessa, conclusasi dopo un aborto, che aveva lasciato profonde ferite nel mio cuore ed un senso opprimente di vuoto e desolazione che pervadeva costantemente la mia anima, facendole sentire il peso dell'inutilità: perdendo il mio bimbo, avevo perso la parte più vitale ed energica di me. Mi ritrovavo sola ad affrontare questo dolore che si manifestava duro e crudo in tutta la sua realtà, come una spina conficcata al centro del cuore, che non si muove, non si toglie, resta lì in eterno: se la tocchi nel vano tentativo di estirparla, fa ancora più male. Pochi mesi dopo, decisi di approfondire la conoscenza di Sergio, un trentaseienne che avevo contattato. In passato, attraverso un giornale di annunci. Faceva il deejay in una discoteca locale. Single, simpatico, carino, aveva tutti i requisiti idonei per essere il mio uomo ideale e credevo potesse aiutarmi a superare il momento di crisi, a dare una svolta alla mia vita. Decisi dunque di frequentarlo. I nostri incontri diventarono assidui e, vista la forte attrazione, decidemmo di metterci assieme. Così attratti dal lato fisico, da quel turbine di baci, coccole e tenerezze, avevamo tralasciato tante altre cose di fondamentale importanza: consumavamo il nostro amore all'interno delle sue quattro mura domestiche, ma il rapporto mancava di una vita pubblica a contatto con il mondo esterno. Nel profondo di me stessa. conoscevo la ragione di questo suo comportamento: si vergognava del mio aspetto, perché ho una paresi sinistro - facciale: per me e' solo un piccolo difetto con cui ho imparato a convivere; per lui costituiva motivo di blocco, qualcosa di insuperabile.
Iniziai quindi a farglielo notare. Inizialmente preferì tralasciare l'argomento, forse per paura di ferirmi, poi arrivò a darmi ragione e asserendo che era codardo perché temeva che, con la mia presenza, potessi rovinare la sua immagine agli occhi degli altri, costituissi un intralcio ai suoi sogni vanagloriosi; aggiungeva anche che nonostante tutto mi amava e non voleva perdermi, perché con me aveva un'intesa speciale. Mi sentivo a pezzi; stavo convincendomi del fatto che non ero la donna adatta a lui. Al suo fianco vedevo bene una specie di Femme-Fatale, una donna super affascinante, appariscente, un'eroina. Io ero solo una povera, sfortunata, illusa. Nonostante ciò, non avevo il coraggio di lasciarlo, lo amavo troppo. La storia quindi proseguì, ma il destino con i suoi elaborati intrecci, cercò di farmi capire che meritavo ben altro, che non dovevo accontentarmi del minimo indispensabile, mendicando un amore che non mi avrebbe resa felice. Il primo suo primo "segno", arrivò due mesi dopo quando ebbi modo di conoscere Gabriele, grazie a un instant messaging ("C6" della community di Virgilio) scovato casualmente in rete. Ventisettenne, alto, moro, occhi celesti… Dalla foto del suo profilo on-line, sembrava un tipo piuttosto piacente, infondeva un senso di tenerezza. Con grande stupore scoprii che abitava nella mia stessa città. Era un tipo simpatico, spontaneo, con una viva intelligenza, di gran lunga superiore alla norma. L'unico aspetto del suo carattere che detestavo era la sua ostinata testardaggine. Dopo solo un mese di conoscenza virtuale, desiderava uscire con me. A suo avviso era più semplice vederci e parlare dal vivo,davanti a un buon aperitivo, piuttosto che dietro un freddo monitor. Io invece esitavo, in primo luogo, perchè ero fidanzata con Sergio e mi sembrava di fargli un torto frequentandolo; in secondo luogo , perché non aveva ancora visto la mia foto ed ero convinta che, come tanti altri uomini, non mi avrebbe accettata a causa del mio difetto fisico. Questa titubanza e il rifiuto di incontrarlo contribuirono ad allontanarci. Credevo fosse meglio così, altrimenti chissà cos'avrebbe pensato di me. Rimossi "c6" dall' hard-disk e Gabriele finì nel cestino dell'oblio: come un file obsoleto, lo rimossi dalla mia anima. Passò circa un anno e un'amica mi consigliò di installare " Icq " un nuovo programma di messaggistica istantanea. Accettai la proposta. Ebbi modo di conoscere vari ragazzi, nessuno di particolarmente interessante, eccetto un tipo che aveva un modo di scrivere e di esprimersi piuttosto familiare. Avevo l'impressione di conoscerlo, ma il suo nickname mi era ignoto. Chi poteva essere? - MisterF@lco sono davvero felice di conoscerti! Dai non fare il misterioso…Come ti chiami? - chiesi incuriosita. - Gabriele - rispose. - Caspita - , pensai subito ,- Vuoi vedere che e' il tipo che avevo conosciuto in passato?-. Il mio sesto senso non sbagliava! Abbozzai un sorriso! Com'era possibile, dopo tutto questo tempo! Nonostante il modo in cui ci eravamo lasciati, ero estremamente contenta di averlo ritrovato. Sentivo che non si trattava di una casuale coincidenza ma, qualora me l'avesse riproposto, ancora non avrei trovato il coraggio di incontrarlo. Un po' esitante scrissi: -Sono Elisa, ti ricordi di me?-. Per quattro minuti, mutismo assoluto Poi tutto d'un tratto : - Certo che si… Piccola canaglia! Sei la peste che un anno fa non voleva incontrarmi di persona, vero?-, rispose. -Ehm…Hai decisamente ragione! Quanto tempo e' passato! Come stai? Sono felice di averti ritrovato! Davvero! - risposi freneticamente. Avevo il cuore colmo di gioia, che pulsava freneticamente e non capivo perché. Da quel momento riprendemmo le nostre sedute di chat giornaliere, fino a quando decise di ripropormi l'uscita a due, per passare una serata all'insegna dell'allegria, diversa dal solito mènage quotidiano. Se avessi rifiutato un'altra volta il suo invito, non l'avrei più rivisto. Quindi che fare? Ero troppo intimidita per mettermi in gioco: queste sorprese, che di punto in bianco, stravolgono la mia vita, mi mandano in panico. La strategia migliore sembrava fuggire, evitarlo, anche a costo di perderci la faccia. Prima però, una piccola pazzia: gli inviai la mia foto pensando che, vedendola, si sarebbe messo l'anima in pace e avrebbe accantonato da sé, l'idea di incontrarmi. Avevo così poca stima di me che non potevo credere che esistesse anche una minima possibilità di piacergli. Poi, prima ancora di sentire il suo giudizio, decisi di sparire per sempre dalla sua vita e bloccai il suo contatto. Tre mesi dopo, la mia storia con Sergio finì. Mi imposi con un ultimatum: se davvero mi amava, avrebbe dovuto trovare il coraggio di uscire con me, infischiandosene di ciò che avrebbe potuto pensare la gente. Mal digerì questa presa di posizione e mi abbandonò, dimostrando, una volta per tutte, che di me non gli interessava nulla. Per vari mesi soffrii in silenzio, senza uscire di casa, portandomi addosso quel senso schiacciante di inadeguatezza, che mi logorava giorno per giorno. Solo di notte mi abbandonavo a crisi di pianto improvvise, non riuscendo a trattenere le lacrime. In quei momenti nessuno mi udiva. Io, sola, potevo ascoltare la mia sofferenza. Abbandonata a un destino ingrato, stavo affogando nel mare nero dei miei perché, senza ottenere risposte ai mille interrogativi che imperversavano la mia mente. Non trovavo un appiglio, un appoggio, per approdare sulla riva di una nuova splendente esistenza. Potevo contare solo sulle mie forze, ma di nuotare in questo mare di illusioni e delusioni, ero veramente stanca. Sono sempre gli amici, che nel bel mezzo di una crisi, come angeli, accorrono in nostro aiuto sollevandoci dal fondo dei nostri guai. Dopo mesi molto sofferti, alla mia porta bussò Aurora e con essa sorse l'alba di un nuovo inizio: l'oscurità delle mie notti insonni, a poco a poco si dileguò, lasciando spazio ad un cielo senza nubi, e ad un prato verde colmo di speranza. Aurora, dolce creatura, fin dall'infanzia e' sempre stata la mia migliore amica. Poi la vita ci ha diviso: a causa di un grosso litigio ci eravamo allontanate. Mai avrei pensato di poterla ritrovare. Eppure quel giorno era tornata da me con l'intenzione di riappacificarsi. Avevo proprio bisogno di confidarmi,di distrarmi, di ricominciare a vivere. Dopo un'intensa e lunghissima chiacchierata, prima di salutarmi, disse che l'indomani sarebbe partita per il mare, dove sarebbe stata tre giorni, con la sua compagnia e che, volendo, avrei potuto unirmi al gruppo. Accettai al volo la proposta. La mattina seguente,al risveglio,udii la voce del mio spirito guida,una vocina tenue, pacata, che ogni tanto mi sussurra consigli e premonizioni: -Amore in arrivo; accoglilo senza esitare-, disse. Un po' pensierosa, dopo essermi preparata, presi la valigia e raggiunsi Aurora che mi aspettava sotto casa, in macchina. Salutai lei e Susy, la sua amica, e partimmo felici per il mare.In sottofondo, la radio trasmetteva "Gabriel" una bellissima canzone di Lamb: adoravo questa melodia; in quel momento mi riportava alla mente Gabriele, donandomi una dolce sensazione di pace, di armonia. Per pochi istanti percepivo le nostre anime sulla stessa frequenza energetica, come se già si conoscessero e si fondessero su un piano sottile, eterico, immateriale. Giunte a destinazione per prima cosa portammo i bagagli all'hotel; dopo esserci cambiate, via dritte, con passo frenetico, verso il Lido e una volta arrivate, Aurora cominciò a presentarmi i suoi amici. Erano ragazzi simpatici, affettuosi, sembravano felici di accogliermi ed io mi sentivo bene in mezzo a loro, pur avvertendo, a tratti, una leggera inspiegabile tristezza. All'appello mancavano due amici musicisti che sarebbero sopraggiunti in serata, per animare una bella festa, alla quale, noi ragazze, eravamo invitate. Dopo una stupenda giornata all'insegna del relax, approdammo al locale adibito per la festa. Cenammo e a poco, a poco l'atmosfera diventò sempre più elettrica; il deejay fece la sua comparsa e iniziò a scaldare l'ambiente con un po' di buona musica. Lo applaudimmo, in segno di ringraziamento e di saluto. Sulle note di una canzone dolcissima, fece il suo ingresso, poco dopo, un ragazzo moro, alto, con due stupendi occhi celesti e un fisico tutto sommato niente male. Con un microfono in mano, si stava avvicinando al nostro tavolo per i saluti. Appena lo vidi,strani brividi mi percorsero il corpo… Assomigliava tutto a qualcuno che avevo già visto. Ma dove?! Continuavo a fissarlo, mentre salutava gli amici, cercando di ricordare qualcosa di più. Non ebbi nemmeno il tempo di riflettere che Aurora e Susy me lo presentarono.- Piacere Gabriele - disse. Dopo avermi osservata, aggiunse intrepido - Canaglia!!! Ma sei tu??- Sobbalzai,decisamente incredula continuando a fissarlo. -Non e' possibile!!! Ah ah.. sei una condanna!!!- risposi scherzando, divertita!!-. Si trattava ancora di lui: il famoso Gabri del web!! Dal vivo mi piaceva ancor di più: si era tagliato i capelli ed i suoi occhi celesti trasmettevano una forte sensazione di pace, di armonia,la stessa che avevo percepito ascoltando la canzone di Lamb nell'auto di Aurora. - Ma…Vi conoscete? - chiesero all'unisono Aurora e Susy. - Eh sapeste… E' una lunga vecchia storia!!- rispose sorridendo Gabri mentre mi lanciava un'occhiata provocante e fulminea! -Già…- aggiunsi io canterellando una canzone di Eros - Sono cose della vita… Vanno prese un po' così… E' già stata una partita… Arrivare fino a qui…-. Scoppiammo tutti in un'allegra risata! Era incredibile! Se Aurora non mi avesse portato qui, forse non sarei mai riuscita a conoscerlo di persona. Invece ora, come per magia, mi trovavo in questo locale splendido, era di fronte ai miei occhi e continuava a fissarmi, imbarazzandomi moltissimo. Non sembrava impaurito o a disagio per la mia presenza, non fuggiva, restava lì, imbambolato, con lo sguardo di un bambino curioso. Il dj mise un "lento" molto dolce, romantico, e ci ritrovammo abbracciati l'una all'altro, al centro della pista da ballo, avvolti in un vortice di luci psichedeliche. Con un impeto di irresistibile passione, mi accarezzò teneramente la nuca. Prese il mio volto fra le mani, mentre tremavo dall'emozione, e fissandomi in modo provocatorio, mi scoccò un dolcissimo, intenso bacio che segnò l'inizio della nostra storia d'amore. Da quel momento, continuammo a frequentarci assiduamente, condividendo tantissime passioni:l'amore per il cinema, per la musica, per l'arte. Ogni occasione era buona per divertirci, per organizzare cenette a lume di candela, feste con gli amici e… per fare l'amore, per abbandonarci completamente al turbine dei nostri sensi, godendo di emozioni mai provate, che ci lasciavano, di volta in volta, col fiato sospeso, in volo tra la terra e il cielo. I nostri cuori, caldi, appassionati, si riscoprivano sempre più follemente innamorati. Sembrava un bellissimo sogno dal quale mai avrei voluto risvegliarmi ma, un triste giorno, accarezzandomi con mani tremanti , una brutta notizia, sconvolse i nostri piani: - Piccolina, devo parlarti di una cosa importante, ascoltami, temo non ti farà piacere. Cinque anni fa, reduce da una drastica rottura sentimentale, decisi di fare richiesta, come volontario, per l'India; volevo staccare con tutto e dare un senso profondo alla mia vita aiutando chi è meno fortunato di me. Desideravo rendermi utile e credevo molto in questa missione. Ora che tu, fragolina, sei entrata nella mia vita, mi hanno telefonato per dirmi che è indispensabile il mio contributo, hanno bisogno di me. Domani devo partire e per un anno, purtroppo, non potrò starti vicino, ma ti custodirò nel mio cuore giorno e notte: col pensiero innaffierò quotidianamente la pianticella del nostro amore. Se anche tu lo farai, il nostro sentimento crescerà e si rafforzerà sempre più.
I nostri corpi saranno lontani, ma le nostre anime, unite per l'eternità. Hai fiducia nel nostro amore? Ci credi abbastanza?-. Mi mise fra le mani un portachiavi, con una piccola campana di vetro, leggermente bucherellata, contenente una piantina porta-fortuna, un amuleto per l'amore: "Angel-Rose". Simboleggiava la nostra unione. Una identica, la tenne con sé. Il mio volto s'incupì, fu pervaso da una ondata di tristezza che si riversò fluttuante in lacrime: sgorgarono amaramente dai miei occhi. Passarono cinque minuti ...eterni... poi , con calma e fermezza, risposi: -Per dimostrarti quanto ti amo, sono disposta ad aspettarti. Sarà difficile restare senza te per così tanti mesi, mi chiedi un sacrificio non indifferente, ma ogni volta che mi sentirò sola guarderò la nostra piantina e la accudirò con tutto il sentimento che sgorga dalla mia anima, aspettando a braccia aperte, il tuo ritorno-.
Passarono giorni, settimane, mesi, un anno intero: l'amore che provavo per lui, non si era estinto, come un fuoco di paglia di una notte. Era più vivido che mai, come se la distanza l'avesse perfino rafforzato.
Bussarono alla porta. Il mio tesoro, finalmente, era lì, davanti ai miei occhi! Col cuore pulsante di gioia, affondai fra le sue braccia, certa che niente al mondo, d'ora in poi, ci avrebbe divisi. Quella pianticella che entrambi avevamo accudito, con impegno e dedizione, sopportando mesi di solitudine e lontananza, si accingeva ora ad offrirci i suoi frutti: -Voglio sposarti baby, ti amo e desidero passare con te tutto il resto della mia vita, fin che morte non ci separi- disse emozionato - Vuoi diventare mia moglie?-. - Lo voglio!!! Lo desidero con tutta me stessa!!! - aggiunsi sorridendo. -Hai deciso come chiameremo nostro figlio?-. Mi diede un lungo, tenerissimo bacio e sussurrò: - Se sarà femmina la chiameremo Aurora, come l'amica che ci ha fatto incontrare; se sarà maschio, Angelo, come il tuo angioletto che da lassù ci osserva e protegge nel lungo intreccio della vita- . Sono trascorsi ben tre anni, ci siamo sposati e non abbiamo mai smesso di amarci. Fra pochi mesi, verrà alla luce il nostro bimbo, un miracolo dal cielo! Sulle ali di un Angelo, cominceremo un nuovo, entusiasmante capitolo del nostro destino!

 

Elisa Iacobellis

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