Penso che ogni persona, almeno
una volta, si sia trovata in circostanze così particolari
e sorprendenti da credere che la sua esistenza sia stata scritta,
in modo insolito e curioso, ancor prima della nascita. Immagino
il destino come un pennarello indelebile nelle mani di Dio, che
traccia, sulle pagine bianche dei nostri giorni, un percorso
non sempre facile da affrontare, denso di avvenimenti disposti
l'uno accanto all'altro come piccoli cartoncini colorati, che
seguendo una precisa tecnica, formano una vera e propria opera
d'arte, composta di svariate forme, colori, e di un mix spettacolare
di luci ed ombre: l'inimitabile collage della nostra vita. Solo
un grande artista, a mio avviso, può realizzare un progetto
di così immenso valore, con sorprendente maestria: non
esiste nulla di più importante e prezioso della vita,
dono che spesso sottovalutiamo, disprezziamo, rinneghiamo e nei
casi più preoccupanti, gettiamo al vento. La storia che
mi accingo a raccontare e' nata lentamente come un fiore, che
dopo la semina, sboccia, a poco, a poco, nel verdeggiante prato
della vita, schiudendo i suoi petali ed emanando il suo intenso
profumo. In essa, il destino ha giocato un ruolo cruciale, sorprendendomi
, di giorno in giorno, con una serie di eventi incontrollati
, del tutto imprevedibili, subentrati, non a caso, nella mia
vita. Ancora oggi, mi meraviglio di come tutto sia potuto succedere.
Ringrazio il cielo di avermi relargito questo dono , proprio
nel momento in cui ne avevo veramente bisogno, nonostante all'inizio
non riuscissi ancora ad apprezzarlo. Nel dicembre 1999, ero reduce
da una storia piuttosto complessa, conclusasi dopo un aborto,
che aveva lasciato profonde ferite nel mio cuore ed un senso
opprimente di vuoto e desolazione che pervadeva costantemente
la mia anima, facendole sentire il peso dell'inutilità:
perdendo il mio bimbo, avevo perso la parte più vitale
ed energica di me. Mi ritrovavo sola ad affrontare questo dolore
che si manifestava duro e crudo in tutta la sua realtà,
come una spina conficcata al centro del cuore, che non si muove,
non si toglie, resta lì in eterno: se la tocchi nel vano
tentativo di estirparla, fa ancora più male. Pochi mesi
dopo, decisi di approfondire la conoscenza di Sergio, un trentaseienne
che avevo contattato. In passato, attraverso un giornale di annunci.
Faceva il deejay in una discoteca locale. Single, simpatico,
carino, aveva tutti i requisiti idonei per essere il mio uomo
ideale e credevo potesse aiutarmi a superare il momento di crisi,
a dare una svolta alla mia vita. Decisi dunque di frequentarlo.
I nostri incontri diventarono assidui e, vista la forte attrazione,
decidemmo di metterci assieme. Così attratti dal lato
fisico, da quel turbine di baci, coccole e tenerezze, avevamo
tralasciato tante altre cose di fondamentale importanza: consumavamo
il nostro amore all'interno delle sue quattro mura domestiche,
ma il rapporto mancava di una vita pubblica a contatto con il
mondo esterno. Nel profondo di me stessa. conoscevo la ragione
di questo suo comportamento: si vergognava del mio aspetto, perché
ho una paresi sinistro - facciale: per me e' solo un piccolo
difetto con cui ho imparato a convivere; per lui costituiva motivo
di blocco, qualcosa di insuperabile.
Iniziai quindi a farglielo notare. Inizialmente preferì
tralasciare l'argomento, forse per paura di ferirmi, poi arrivò
a darmi ragione e asserendo che era codardo perché temeva
che, con la mia presenza, potessi rovinare la sua immagine agli
occhi degli altri, costituissi un intralcio ai suoi sogni vanagloriosi;
aggiungeva anche che nonostante tutto mi amava e non voleva perdermi,
perché con me aveva un'intesa speciale. Mi sentivo a pezzi;
stavo convincendomi del fatto che non ero la donna adatta a lui.
Al suo fianco vedevo bene una specie di Femme-Fatale, una donna
super affascinante, appariscente, un'eroina. Io ero solo una
povera, sfortunata, illusa. Nonostante ciò, non avevo
il coraggio di lasciarlo, lo amavo troppo. La storia quindi proseguì,
ma il destino con i suoi elaborati intrecci, cercò di
farmi capire che meritavo ben altro, che non dovevo accontentarmi
del minimo indispensabile, mendicando un amore che non mi avrebbe
resa felice. Il primo suo primo "segno", arrivò
due mesi dopo quando ebbi modo di conoscere Gabriele, grazie
a un instant messaging ("C6" della community di Virgilio)
scovato casualmente in rete. Ventisettenne, alto, moro, occhi
celesti
Dalla foto del suo profilo on-line, sembrava un
tipo piuttosto piacente, infondeva un senso di tenerezza. Con
grande stupore scoprii che abitava nella mia stessa città.
Era un tipo simpatico, spontaneo, con una viva intelligenza,
di gran lunga superiore alla norma. L'unico aspetto del suo carattere
che detestavo era la sua ostinata testardaggine. Dopo solo un
mese di conoscenza virtuale, desiderava uscire con me. A suo
avviso era più semplice vederci e parlare dal vivo,davanti
a un buon aperitivo, piuttosto che dietro un freddo monitor.
Io invece esitavo, in primo luogo, perchè ero fidanzata
con Sergio e mi sembrava di fargli un torto frequentandolo; in
secondo luogo , perché non aveva ancora visto la mia foto
ed ero convinta che, come tanti altri uomini, non mi avrebbe
accettata a causa del mio difetto fisico. Questa titubanza e
il rifiuto di incontrarlo contribuirono ad allontanarci. Credevo
fosse meglio così, altrimenti chissà cos'avrebbe
pensato di me. Rimossi "c6" dall' hard-disk e Gabriele
finì nel cestino dell'oblio: come un file obsoleto, lo
rimossi dalla mia anima. Passò circa un anno e un'amica
mi consigliò di installare " Icq " un nuovo
programma di messaggistica istantanea. Accettai la proposta.
Ebbi modo di conoscere vari ragazzi, nessuno di particolarmente
interessante, eccetto un tipo che aveva un modo di scrivere e
di esprimersi piuttosto familiare. Avevo l'impressione di conoscerlo,
ma il suo nickname mi era ignoto. Chi poteva essere? - MisterF@lco
sono davvero felice di conoscerti! Dai non fare il misterioso
Come
ti chiami? - chiesi incuriosita. - Gabriele - rispose. - Caspita
- , pensai subito ,- Vuoi vedere che e' il tipo che avevo conosciuto
in passato?-. Il mio sesto senso non sbagliava! Abbozzai un sorriso!
Com'era possibile, dopo tutto questo tempo! Nonostante il modo
in cui ci eravamo lasciati, ero estremamente contenta di averlo
ritrovato. Sentivo che non si trattava di una casuale coincidenza
ma, qualora me l'avesse riproposto, ancora non avrei trovato
il coraggio di incontrarlo. Un po' esitante scrissi: -Sono Elisa,
ti ricordi di me?-. Per quattro minuti, mutismo assoluto Poi
tutto d'un tratto : - Certo che si
Piccola canaglia! Sei
la peste che un anno fa non voleva incontrarmi di persona, vero?-,
rispose. -Ehm
Hai decisamente ragione! Quanto tempo e' passato!
Come stai? Sono felice di averti ritrovato! Davvero! - risposi
freneticamente. Avevo il cuore colmo di gioia, che pulsava freneticamente
e non capivo perché. Da quel momento riprendemmo le nostre
sedute di chat giornaliere, fino a quando decise di ripropormi
l'uscita a due, per passare una serata all'insegna dell'allegria,
diversa dal solito mènage quotidiano. Se avessi rifiutato
un'altra volta il suo invito, non l'avrei più rivisto.
Quindi che fare? Ero troppo intimidita per mettermi in gioco:
queste sorprese, che di punto in bianco, stravolgono la mia vita,
mi mandano in panico. La strategia migliore sembrava fuggire,
evitarlo, anche a costo di perderci la faccia. Prima però,
una piccola pazzia: gli inviai la mia foto pensando che, vedendola,
si sarebbe messo l'anima in pace e avrebbe accantonato da sé,
l'idea di incontrarmi. Avevo così poca stima di me che
non potevo credere che esistesse anche una minima possibilità
di piacergli. Poi, prima ancora di sentire il suo giudizio, decisi
di sparire per sempre dalla sua vita e bloccai il suo contatto.
Tre mesi dopo, la mia storia con Sergio finì. Mi imposi
con un ultimatum: se davvero mi amava, avrebbe dovuto trovare
il coraggio di uscire con me, infischiandosene di ciò
che avrebbe potuto pensare la gente. Mal digerì questa
presa di posizione e mi abbandonò, dimostrando, una volta
per tutte, che di me non gli interessava nulla. Per vari mesi
soffrii in silenzio, senza uscire di casa, portandomi addosso
quel senso schiacciante di inadeguatezza, che mi logorava giorno
per giorno. Solo di notte mi abbandonavo a crisi di pianto improvvise,
non riuscendo a trattenere le lacrime. In quei momenti nessuno
mi udiva. Io, sola, potevo ascoltare la mia sofferenza. Abbandonata
a un destino ingrato, stavo affogando nel mare nero dei miei
perché, senza ottenere risposte ai mille interrogativi
che imperversavano la mia mente. Non trovavo un appiglio, un
appoggio, per approdare sulla riva di una nuova splendente esistenza.
Potevo contare solo sulle mie forze, ma di nuotare in questo
mare di illusioni e delusioni, ero veramente stanca. Sono sempre
gli amici, che nel bel mezzo di una crisi, come angeli, accorrono
in nostro aiuto sollevandoci dal fondo dei nostri guai. Dopo
mesi molto sofferti, alla mia porta bussò Aurora e con
essa sorse l'alba di un nuovo inizio: l'oscurità delle
mie notti insonni, a poco a poco si dileguò, lasciando
spazio ad un cielo senza nubi, e ad un prato verde colmo di speranza.
Aurora, dolce creatura, fin dall'infanzia e' sempre stata la
mia migliore amica. Poi la vita ci ha diviso: a causa di un grosso
litigio ci eravamo allontanate. Mai avrei pensato di poterla
ritrovare. Eppure quel giorno era tornata da me con l'intenzione
di riappacificarsi. Avevo proprio bisogno di confidarmi,di distrarmi,
di ricominciare a vivere. Dopo un'intensa e lunghissima chiacchierata,
prima di salutarmi, disse che l'indomani sarebbe partita per
il mare, dove sarebbe stata tre giorni, con la sua compagnia
e che, volendo, avrei potuto unirmi al gruppo. Accettai al volo
la proposta. La mattina seguente,al risveglio,udii la voce del
mio spirito guida,una vocina tenue, pacata, che ogni tanto mi
sussurra consigli e premonizioni: -Amore in arrivo; accoglilo
senza esitare-, disse. Un po' pensierosa, dopo essermi preparata,
presi la valigia e raggiunsi Aurora che mi aspettava sotto casa,
in macchina. Salutai lei e Susy, la sua amica, e partimmo felici
per il mare.In sottofondo, la radio trasmetteva "Gabriel"
una bellissima canzone di Lamb: adoravo questa melodia; in quel
momento mi riportava alla mente Gabriele, donandomi una dolce
sensazione di pace, di armonia. Per pochi istanti percepivo le
nostre anime sulla stessa frequenza energetica, come se già
si conoscessero e si fondessero su un piano sottile, eterico,
immateriale. Giunte a destinazione per prima cosa portammo i
bagagli all'hotel; dopo esserci cambiate, via dritte, con passo
frenetico, verso il Lido e una volta arrivate, Aurora cominciò
a presentarmi i suoi amici. Erano ragazzi simpatici, affettuosi,
sembravano felici di accogliermi ed io mi sentivo bene in mezzo
a loro, pur avvertendo, a tratti, una leggera inspiegabile tristezza.
All'appello mancavano due amici musicisti che sarebbero sopraggiunti
in serata, per animare una bella festa, alla quale, noi ragazze,
eravamo invitate. Dopo una stupenda giornata all'insegna del
relax, approdammo al locale adibito per la festa. Cenammo e a
poco, a poco l'atmosfera diventò sempre più elettrica;
il deejay fece la sua comparsa e iniziò a scaldare l'ambiente
con un po' di buona musica. Lo applaudimmo, in segno di ringraziamento
e di saluto. Sulle note di una canzone dolcissima, fece il suo
ingresso, poco dopo, un ragazzo moro, alto, con due stupendi
occhi celesti e un fisico tutto sommato niente male. Con un microfono
in mano, si stava avvicinando al nostro tavolo per i saluti.
Appena lo vidi,strani brividi mi percorsero il corpo
Assomigliava
tutto a qualcuno che avevo già visto. Ma dove?! Continuavo
a fissarlo, mentre salutava gli amici, cercando di ricordare
qualcosa di più. Non ebbi nemmeno il tempo di riflettere
che Aurora e Susy me lo presentarono.- Piacere Gabriele - disse.
Dopo avermi osservata, aggiunse intrepido - Canaglia!!! Ma sei
tu??- Sobbalzai,decisamente incredula continuando a fissarlo.
-Non e' possibile!!! Ah ah.. sei una condanna!!!- risposi scherzando,
divertita!!-. Si trattava ancora di lui: il famoso Gabri del
web!! Dal vivo mi piaceva ancor di più: si era tagliato
i capelli ed i suoi occhi celesti trasmettevano una forte sensazione
di pace, di armonia,la stessa che avevo percepito ascoltando
la canzone di Lamb nell'auto di Aurora. - Ma
Vi conoscete?
- chiesero all'unisono Aurora e Susy. - Eh sapeste
E' una
lunga vecchia storia!!- rispose sorridendo Gabri mentre mi lanciava
un'occhiata provocante e fulminea! -Già
- aggiunsi
io canterellando una canzone di Eros - Sono cose della vita
Vanno prese un po' così
E' già stata una
partita
Arrivare fino a qui
-. Scoppiammo tutti in
un'allegra risata! Era incredibile! Se Aurora non mi avesse portato
qui, forse non sarei mai riuscita a conoscerlo di persona. Invece
ora, come per magia, mi trovavo in questo locale splendido, era
di fronte ai miei occhi e continuava a fissarmi, imbarazzandomi
moltissimo. Non sembrava impaurito o a disagio per la mia presenza,
non fuggiva, restava lì, imbambolato, con lo sguardo di
un bambino curioso. Il dj mise un "lento" molto dolce,
romantico, e ci ritrovammo abbracciati l'una all'altro, al centro
della pista da ballo, avvolti in un vortice di luci psichedeliche.
Con un impeto di irresistibile passione, mi accarezzò
teneramente la nuca. Prese il mio volto fra le mani, mentre tremavo
dall'emozione, e fissandomi in modo provocatorio, mi scoccò
un dolcissimo, intenso bacio che segnò l'inizio della
nostra storia d'amore. Da quel momento, continuammo a frequentarci
assiduamente, condividendo tantissime passioni:l'amore per il
cinema, per la musica, per l'arte. Ogni occasione era buona per
divertirci, per organizzare cenette a lume di candela, feste
con gli amici e
per fare l'amore, per abbandonarci completamente
al turbine dei nostri sensi, godendo di emozioni mai provate,
che ci lasciavano, di volta in volta, col fiato sospeso, in volo
tra la terra e il cielo. I nostri cuori, caldi, appassionati,
si riscoprivano sempre più follemente innamorati. Sembrava
un bellissimo sogno dal quale mai avrei voluto risvegliarmi ma,
un triste giorno, accarezzandomi con mani tremanti , una brutta
notizia, sconvolse i nostri piani: - Piccolina, devo parlarti
di una cosa importante, ascoltami, temo non ti farà piacere.
Cinque anni fa, reduce da una drastica rottura sentimentale,
decisi di fare richiesta, come volontario, per l'India; volevo
staccare con tutto e dare un senso profondo alla mia vita aiutando
chi è meno fortunato di me. Desideravo rendermi utile
e credevo molto in questa missione. Ora che tu, fragolina, sei
entrata nella mia vita, mi hanno telefonato per dirmi che è
indispensabile il mio contributo, hanno bisogno di me. Domani
devo partire e per un anno, purtroppo, non potrò starti
vicino, ma ti custodirò nel mio cuore giorno e notte:
col pensiero innaffierò quotidianamente la pianticella
del nostro amore. Se anche tu lo farai, il nostro sentimento
crescerà e si rafforzerà sempre più.
I nostri corpi saranno lontani, ma le nostre anime, unite per
l'eternità. Hai fiducia nel nostro amore? Ci credi abbastanza?-.
Mi mise fra le mani un portachiavi, con una piccola campana di
vetro, leggermente bucherellata, contenente una piantina porta-fortuna,
un amuleto per l'amore: "Angel-Rose". Simboleggiava
la nostra unione. Una identica, la tenne con sé. Il mio
volto s'incupì, fu pervaso da una ondata di tristezza
che si riversò fluttuante in lacrime: sgorgarono amaramente
dai miei occhi. Passarono cinque minuti ...eterni... poi , con
calma e fermezza, risposi: -Per dimostrarti quanto ti amo, sono
disposta ad aspettarti. Sarà difficile restare senza te
per così tanti mesi, mi chiedi un sacrificio non indifferente,
ma ogni volta che mi sentirò sola guarderò la nostra
piantina e la accudirò con tutto il sentimento che sgorga
dalla mia anima, aspettando a braccia aperte, il tuo ritorno-.
Passarono giorni, settimane, mesi, un anno intero: l'amore che
provavo per lui, non si era estinto, come un fuoco di paglia
di una notte. Era più vivido che mai, come se la distanza
l'avesse perfino rafforzato.
Bussarono alla porta. Il mio tesoro, finalmente, era lì,
davanti ai miei occhi! Col cuore pulsante di gioia, affondai
fra le sue braccia, certa che niente al mondo, d'ora in poi,
ci avrebbe divisi. Quella pianticella che entrambi avevamo accudito,
con impegno e dedizione, sopportando mesi di solitudine e lontananza,
si accingeva ora ad offrirci i suoi frutti: -Voglio sposarti
baby, ti amo e desidero passare con te tutto il resto della mia
vita, fin che morte non ci separi- disse emozionato - Vuoi diventare
mia moglie?-. - Lo voglio!!! Lo desidero con tutta me stessa!!!
- aggiunsi sorridendo. -Hai deciso come chiameremo nostro figlio?-.
Mi diede un lungo, tenerissimo bacio e sussurrò: - Se
sarà femmina la chiameremo Aurora, come l'amica che ci
ha fatto incontrare; se sarà maschio, Angelo, come il
tuo angioletto che da lassù ci osserva e protegge nel
lungo intreccio della vita- . Sono trascorsi ben tre anni, ci
siamo sposati e non abbiamo mai smesso di amarci. Fra pochi mesi,
verrà alla luce il nostro bimbo, un miracolo dal cielo!
Sulle ali di un Angelo, cominceremo un nuovo, entusiasmante capitolo
del nostro destino!
Elisa Iacobellis